
Lo ha detto il bluesman che sabato ha debuttato alla Royal Albert Hall con il nuovo tour mondiale. “Ma non andrei neppure da Netanyahu o da Trump”
REGGIO EMILIA – “In passato andavo volentieri in Russia. Ho iniziato ad andarci nel ’90 con il concerto al Cremlino. Quello russo è un pubblico attento che ama l’arte e la cultura. Adesso non ci siamo più andati e anche se fossi invitato non ci andrei. Ma non andrei neppure da Netanyahu o da Trump”.
Si esprime così Zucchero, che sabato 30 marzo ha debuttato alla Royal Albert Hall con il nuovo tour mondiale che a giugno toccherà anche cinque stadi italiani. Nel 1990, poco dopo la caduta del muro di Berlino, tenne una doppia storica data a Mosca, diventando il primo artista rock a esibirsi al Cremlino: il concerto fu trasmesso in tutta Europa.
“Non credo che artisti come Francesco Guccini, Fabrizio De André o Francesco De Gregori sottoscriverebbero una cosa del genere. Non lo sottoscriverei nemmeno io”. Sugar, poi, ha le idee chiare sul protocollo d’intesa proposto dal sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi contro i testi violenti in musica.
“Possono farlo perché non c’è nessuno che si ribella – continua il cantautore -. Ma c’è qualcuno tra i politici che a parole è meno violento di uno che scrive testi? Solamente il fatto di vederli in televisione è già una violenza terribile”.
E conclude parlando dei giovani artisti: “Mi sembra che oggi sia tutto un po’ annacquato, anche il rock. Tutti troppo attenti al politicamente corretto e nessuno che ci va giù pesante. Battaglie sociali nelle canzoni? Mi sembra più un tirassegno. Anche se qualcuno che scrive bene c’è: mi piacciono Salmo, Marracash, Blanco”.